Potenza e Debolezza di Luca Zaro

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In mostra le pietre in equilibrio di Luca Zaro .
Inaugurazione il 1° ottobre, allo spazio Interazioni di Udine

Sassi duri e immobili, sassi in equilibrio precario, sassi sovrapposti in un archetipo totemico. Il tema è quello della natura e dell’uomo, declinato appunto attraverso delle “quasi sculture” realizzate con i sassi, che sono i principali protagonisti di “Potenza & Debolezza”, le opere di Luca Zaro fotografate nei luoghi che lo hanno ispirato. L’esposizione, organizzata da Poesia&friends, verrà inaugurata sabato 1 ottobre, alle 18.30 negli spazi dell’Associazione interAzioni in via della Rosta 46 a Udine. In mostra ci saranno le foto di “graffiti balancing” realizzate da Zaro: scatti che ripropongono, attraverso una variante decorata dello “stone balancing”, figure metaforiche dell’uomo e dell’ambiente. Nell’occasione, si potrà anche assistere ad una performance di “stone balancing”, nata come disciplina zen e divenuta una forma di arte che consiste nel porre in equilibrio pietre e sassi di forme differenti, senza nessun supporto se non quello della forza di gravità. A completare l’esposizione, ci saranno video dello stesso Zaro e le letture delle poesie di Natalia Bondarenko e Mirco Ongaro. La mostra, ad ingresso libero, sarà aperta fino al 21 ottobre, dal lunedì al venerdì con orario 9.30-12.30 e 15 – 18.30.

Water tanks in New York – fotografie di Gianmaria Colognese

cologneseweb

WATER TANKS: in mostra le fotografie di Gianmaria Colognese

Dal 16 settembre al 16 ottobre, al Visionario, una mostra organizzata da interAZIONI, sul lavoro di Gianmaria Colognese sui Water tanks di NYC.

Docente all’Accademia di Belle Arti di Verona, architetto, artista poliedrico e fotografo, Colognese ci presenta un suo importante lavoro realizzato nel 2014 che ha come soggetto i Water Tanks, ovvero quei serbatoi d’acqua ad uso antincendio sospesi sopra gli edifici che hanno segnato e ancora segnano in modo caratteristico la skyline di New York e sono in generale tipici delle cittadine USA. Affascinante il soggetto, di grande impatto l’ambiente e anche la proposta espositiva di Colognese (rivista per l’occasione), realizzata con stampe di medio e grande formato e l’utilizzo di carte e tecniche particolari per aggiungere qualità materica ed ulteriore espressività all’immagine fotografica che diventa vero oggetto artistico.

Già presentato nell’aprile del 2014 a Verona in una prima versione, il lavoro è corredato da una interessante ed esaustiva pubblicazione. Con questo progetto Colognese è stato anche “premonitore” di una iniziativa chiamata Water Tank Project, organizzata dalla omonima fondazione. Iniziata nell’estate del 2014 essa prevede che i serbatoi ubicati nei cinque distretti della città siano avvolti da opere d’arte, realizzate da artisti celebri o emergenti, oltre che da studenti della scuola pubblica di New York. L’obbiettivo del progetto è di sensibilizzare tramite questa performance artistica distribuita sul territorio l’opinione pubblica mondiale ad un utilizzo consapevole della risorsa più preziosa del ventunesimo secolo: l’acqua.

 

Gabriele Basilico: Ascolto il tuo cuore, città

Gabriele Basilico
Gabriele Basilico – Ascolto il tuo cuore, città

 

 

 

 

UNICREDIT PAVILLION MILANO

Curata da Walter Guadagnini con la collaborazione di Giovanna Calvenzi, la mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira, comprendente i testi del curatore e la riproduzione delle opere esposte.

Orario mostra:
10.00 – 19.00 – chiuso il lunedì

Orario Festività Natalizie:
25/12/2015 CHIUSO
01/01/2016 dalle 14.00 alle 19.00
06/01/2016 dalle 10.00 alle 19.00

Franco Martelli Rossi e i suoi PASSAGGI

InvitoA
Passaggi
Dal Double-Face ai Traguardi
Vorrei essere cieco per vedere meglio.
Godere l’essenza di una visione scarna, privata di certezze. Proiezione di mute vedute in cui ascoltare il riecheggiare di presenze lontane che si sovrappongono alla spiritualità dell’essere e allo spessore dell’istante.
Vorrei comporre un affresco in cui i pensieri e i paesaggi si alternano come gli ambigui strati di una antica roccia.
Come lenti Passaggi all’interno di una prospettiva, nella quale ogni soggetto diventa vago e torbido e, in questa apparenza, trovare le forme di ciò che si plasma sull’ampia strada dell’oltre: “del Dopo, del Prima, del Mentre … dell’Io, del Tu, degli Altri.”

Double-Face prende vita dallo specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie e soprattutto dal desiderio di attraversarlo.
Lo specchio generato dalle superfici riflettenti, non diventa solo una soglia da oltrepassare per
sperimentare nuove visioni, ma un luogo dove vengono richiamate le sensazioni, i sentimenti e le storie della vita.
Il luogo fisico, modificato da riflessioni e rifrazioni ottiche, produce la creazione di un luogo mentale nel quale si rivela il dialogo con il mondo circostante e l’immedesimazione nello stesso, in una condivisione e compenetrazione completa e totale.
Gli scenari si compongono nel surreale, ma le immagini riflettenti, testimoniano la presenza nello spessore del luogo.
Double-Face è la ricerca della molteplicità dei percorsi: il percorso fisico dentro i luoghi reali e quello della luce che rimbalza ripetutamente da tutte le direzioni possibili, riproponendo ciò che sta dietro, di fianco e davanti per proiettarsi in una ambigua profondità, dove si forma il punctum visivo.
Ma è soprattutto un trasporto intimo affollato di pensieri contrastanti.
Cercare il caos per trovare l’ordine, la moltitudine per assaporare la solitudine, l’urlo per sentire il silenzio.
E’ lineare, sobrio e dritto, il passaggio dell’occhio attraverso i Traguardi.
Assomiglia al percorso visivo attraverso il cannocchiale panoramico, per approdare a una meta che spesso, però, si rivela un miraggio, un’illusione.
Ma, proprio in questa esplorazione, la mente trova paesaggi inediti e inesplorati: i margini, le soste, gli intervalli.
E là, dove l’indefinito regna, il confronto si arricchisce.
Lo sguardo si evolve e si consolida. Si fa denso di notizie e sentimenti.
E, anche se incatenato e fasciato dall’oscurità, sfrutta la minima, ma intrigante, luce per allargare la scoperta.
Attraversa ambigue trasparenze ma anche celate opacità.
Riesce, anche se a fatica, a passare. A trovare il traguardo.
Ora può vivere. Può vedere i suoni e le forme dell’esistenza, anche chiudendo gli occhi.

Claudia Degano a interAZIONI con i suoi angeli

DeganoInvitoALR[1] Angelo della terra …

Non sappiamo che forma prenda. Un giorno è un vecchio, un altro giorno una ragazzina. Ma non fatevi ingannare dalle apparenze: possono essere tenaci . Eppure combattono le nostre battaglie, e ci bisbigliano dal nostro cuore per ricordarci che siamo noi. È ognuno di noi che ha in mano il potere sui mondi che creiamo. Possiamo negare che gli angeli esistano. Convincerci che non possono essere reali. Ma loro si mostrano ugualmente… in posti strani… e in momenti strani. E parlano per bocca di uno qualunque persona che incontriamo a volte anche ci urlano se devono. Sfidandoci. Incitandoci a combattere.

Ho riconosciuto in te
una sofferenza antica
un’anima dilaniata come la mia
come la nostra come quella di chi
ama e piange di chi vuol mordere la vita

Ali spiegate e frementi
pronte a vibrare
ali tarpate ali bloccate
angeli trascinati verso terra
verso il fango

Angeli caduti
angeli perduti
angeli incarnati
dispensatori di luce e d’amore
angeli che sentono il dolore e soffrono.

Gli angeli devono fuggire dal male
che non possono combattere
il male li avvilisce.
e volano oltre- per volare insieme.

 

Claudia Degano nasce a Buenos Aires, si trasferisce in Italia diplomandosi all’ istituto statale d’arte di Udine. Inizia a fotografare nel ‘78 sviluppando il reportage sociale in bianco e nero per poi approdare, come artista, al lavoro “Scene per la fotografia “, realizzato con manichini, figore con sembianze umane, androgini approfondendo lo studio del corpo maschile e femminile, Approdando con tecniche diverse come la fotomeccanica, fotoscultura, l’installazione, elaborando una ricerca sul movimento, espressione emotiva e introspettiva dell’essere umano. Come professionista lavora nello stili lire, nella fotografia industriale. ritrattistica, servizi di allualità e sulla cultura fotografica come memoria visiva. Dal 1983 inizia ad esporre nelle maggiori gallerie italiane ed estere. Udine, Montecatini. Trieste. Spittal (Austria), Milano. Ferrara, Olanda.

 

GIOCO&GIOCHI

GIOCO&GIOCHI nella Fotografia

Gioco&Giochi nella Fotografia
da metà Ottocento ai giorni nostri

Galleria Sagittaria
Pordenone, via Concordia 7
dal 9 maggio al 31 luglio 2015

A cura di
Guido Cecere

Coordinamento
Maria Francesca Vassallo

Martedì > Domenica 16.00-19.00
Chiuso 2 giugno e le domeniche di luglio 2015
tutti i sabati di luglio chiusura ore 18.00

A richiesta sono previsti laboratori per le scuole
e visite guidate per gruppi

Catalogo in galleria
Ingresso libero

Informazioni
Centro Iniziative Culturali Pordenone
Via Concordia 7 – telefono 0434 553205
cicp@centroculturapordenone.it
www.centroculturapordenone.it
Facebook.com/centroculturapordenone.it
Youtube.com/CulturaPN

 

I GIOCATTOLI NELLA FOTOGRAFIA
Fra passato e presente
di Guido Cecere
Questa mostra si propone di esplorare una nicchia della Storia della Fotografia finora poco indagata, e cioè tutto quel mondo di immagini in cui, oltre ai bambini, sono presenti anche giochi e giocattoli, partendo dagli albori del mezzo (dagherrotipia) e giungendo fino a oggi con la “phone photography”.
Questa collezione unica e inedita, presentata oltre che nella mostra anche in un ricco volume che la accompagna, si rivela immediatamente come una fonte che si presta a tante altre possibili letture trasversali e con “tagli” diversi: la storia del giocattolo, la storia dell’abbigliamento infantile, per esempio, solo per citarne un paio. Naturalmente l’evoluzione passa attraverso la registrazione di come i bambini, veri protagonisti del
percorso, mutano il loro atteggiamento nei confronti del rito della “messa in posa” o di come invece questo rito resista, dopo oltre centosettanta anni, con alcuni suoi
stereotipi.
Le immagini storiche esposte sono centinaia, tutte rigorosamente originali, di autori famosi ma anche di sconosciuti, non per questo meno interessanti.
Molte di queste appartengono all’universo sterminato delle cartoline postali, settore per me da sempre di particolare interesse e di studio, anch’esso poco
conosciuto o snobbato dagli storici ufficiali.
Infine la seconda parte della mostra ha visto il coinvolgimento dei giovani fotografi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e dell’ISIA Roma Design di Pordenone
che hanno dato il loro contributo di grande creatività e freschezza, consentendo un interessantissimo termine di confronto su come sia cambiato il rapporto fra i giocattoli
e i loro utilizzatori contemporanei, o di quali altri modi di giocare siano nati in questo lasso di tempo preso in considerazione.
Le migliori foto degli studenti saranno premiate grazie al contributo della Banca Friuladria Crédit Agricole e dell’ISIA Roma Design di Pordenone.

Guido Cecere
Docente e storico della Fotografia

Eugenio Novajra – THE TEMPELHOF PROJECT: il video

Eugenio Novajra
THE TEMPELHOF PROJECT

vernissage della mostra
venerdì 6 febbraio 2015 alle ore 18.00

presenta Antonio Giusa
l’Azienda agricola Alessandro Vicentini Orgnani offrirà un brindisi ai presenti

dal 6 al 28 febbraio 2015
Spazio espositivo InterAZIONI
Via della Rosta 46 – UDINE

aperto dal lunedì al venerdì
ore 9.00>12.30 / 15.00>19.00
sabato e domenica su appuntamento
(chiamare il n. 3334660950)

Eugenio Novajra in: THE TEMPELHOF PROJECT

The Tempelhof Project

Eugenio Novajra
THE TEMPELHOF PROJECT

vernissage della mostra
venerdì 6 febbraio 2015 alle ore 18.00

presenta Antonio Giusa
l’Azienda agricola Alessandro Vicentini Orgnani offrirà un brindisi ai presenti

dal 6 al 28 febbraio 2015
Spazio espositivo InterAZIONI
Via della Rosta 46 – UDINE

aperto dal lunedì al venerdì
ore 9.00>12.30 / 15.00>19.00
sabato e domenica su appuntamento
(chiamare il n. 3334660950)

 

TEMPELHOF: IMMAGINI DA UN NUOVO PIANETA VERDE.
di Eugenio Novajra

Ho sempre avuto la passione per la lettura, non solo di libri, compagni preziosi di vita, ma anche di quotidiani e di magazine. La lettura “onnivora” da più fonti e lingue, mi ha di sicuro aiutato a comprendere e interpretare meglio l’evolvere di una società globale sempre più teatro di conflitti e tensioni.

Ed é proprio così che nella primavera del 2012, ho incontrato su un quotidiano italiano le vicende del vecchio aeroporto di Tempelhof a Berlino.

Io, che avevo vissuto in metropoli, soffocate dal cemento e sempre più povere di spazi verdi, come Milano, San Paolo…e che solo a San Francisco avevo trovato un giusto rapporto fra uomo e natura ( Frisco, molto attiva sul fronte “verde”, è stata significativa per la mia presa di coscienza giovanile sulle tematiche ambientali), leggendo la storia di Tempelhof così piena di presenza sociale attiva sulla salvaguardia del territorio, ne fui inevitabilmente rapito.

Ricordo che l’articolo raccontava di come i cittadini di Berlino avevano prima manifestato e poi anche occupato l’ex- aeroporto, ottenendo quindi dal comune della città la riconversione dell’area – 386 ettari di spazio verde – a parco pubblico.

Berlino, tra l’altro, mi ha sempre affascinato per la sua storia e per la sua atmosfera liberal. Tempelhof e la sua singolare stagione di libertà e anarchia furono immediatamente motivo di un nuovo viaggio di indagine fotografica.

Nella prima serie di fotografie, realizzata nell’autunno 2012, ho realizzato dei ritratti degli abitanti della città sullo sfondo surreale di una grande pista di atterraggio – la stessa usata durante il ponte aereo americano del ’48-49 , volevo infatti, cominciare un lavoro di documentazione antropologica-urbana e non solo di documentazione di un paesaggio occupato da vecchie strutture aeroportuali con le infiltrazioni dei nuovi e colorati orti urbani.

Oggi, posso dire che il lavoro su e a Tempelhof non è stato solo uno dei miei consueti progetti fotografici urbani e sociali che mi hanno si, sempre visto coinvolto, ma ha rappresentato ben di più: la riapertura di un respiro culturale personale. Lavorarvi infatti, mi ha permesso di riaprire il mio sguardo interiore/ esteriore su di un orizzonte aperto, anche mentale, un respiro verde, salutare.

Nel 2012, carico ed entusiasta di questa nuova esperienza, mostrai le prime immagini a Francesco Jodice, un artista italiano che stimo, ed insieme a lui ho elaborato il futuro progetto fotografico, che si è poi evoluto anche in forma multimediale.

Alle fotografie – ritratto ho affiancato un video con le interviste ai protagonisti di Tempelhof.