2015.11.20 > 2015.12.13 PASSAGGI Dal Double Face ai Traguardi

InvitoA[1]

Passaggi
Dal Double-Face ai Traguardi
Vorrei essere cieco per vedere meglio.
Godere l’essenza di una visione scarna, privata di certezze. Proiezione di mute vedute in cui ascoltare il riecheggiare di presenze lontane che si sovrappongono alla spiritualità dell’essere e allo spessore dell’istante.
Vorrei comporre un affresco in cui i pensieri e i paesaggi si alternano come gli ambigui strati di una antica roccia.
Come lenti Passaggi all’interno di una prospettiva, nella quale ogni soggetto diventa vago e torbido e, in questa apparenza, trovare le forme di ciò che si plasma sull’ampia strada dell’oltre: “del Dopo, del Prima, del Mentre … dell’Io, del Tu, degli Altri.”

Double-Face prende vita dallo specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie e soprattutto dal desiderio di attraversarlo.
Lo specchio generato dalle superfici riflettenti, non diventa solo una soglia da oltrepassare per
sperimentare nuove visioni, ma un luogo dove vengono richiamate le sensazioni, i sentimenti e le storie della vita.
Il luogo fisico, modificato da riflessioni e rifrazioni ottiche, produce la creazione di un luogo mentale nel quale si rivela il dialogo con il mondo circostante e l’immedesimazione nello stesso, in una condivisione e compenetrazione completa e totale.
Gli scenari si compongono nel surreale, ma le immagini riflettenti, testimoniano la presenza nello spessore del luogo.
Double-Face è la ricerca della molteplicità dei percorsi: il percorso fisico dentro i luoghi reali e quello della luce che rimbalza ripetutamente da tutte le direzioni possibili, riproponendo ciò che sta dietro, di fianco e davanti per proiettarsi in una ambigua profondità, dove si forma il punctum visivo.
Ma è soprattutto un trasporto intimo affollato di pensieri contrastanti.
Cercare il caos per trovare l’ordine, la moltitudine per assaporare la solitudine, l’urlo per sentire il silenzio.
E’ lineare, sobrio e dritto, il passaggio dell’occhio attraverso i Traguardi.
Assomiglia al percorso visivo attraverso il cannocchiale panoramico, per approdare a una meta che spesso, però, si rivela un miraggio, un’illusione.
Ma, proprio in questa esplorazione, la mente trova paesaggi inediti e inesplorati: i margini, le soste, gli intervalli.
E là, dove l’indefinito regna, il confronto si arricchisce.
Lo sguardo si evolve e si consolida. Si fa denso di notizie e sentimenti.
E, anche se incatenato e fasciato dall’oscurità, sfrutta la minima, ma intrigante, luce per allargare la scoperta.
Attraversa ambigue trasparenze ma anche celate opacità.
Riesce, anche se a fatica, a passare. A trovare il traguardo.
Ora può vivere. Può vedere i suoni e le forme dell’esistenza, anche chiudendo gli occhi.

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