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Water tanks in New York – fotografie di Gianmaria Colognese

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WATER TANKS: in mostra le fotografie di Gianmaria Colognese

Dal 16 settembre al 16 ottobre, al Visionario, una mostra organizzata da interAZIONI, sul lavoro di Gianmaria Colognese sui Water tanks di NYC.

Docente all’Accademia di Belle Arti di Verona, architetto, artista poliedrico e fotografo, Colognese ci presenta un suo importante lavoro realizzato nel 2014 che ha come soggetto i Water Tanks, ovvero quei serbatoi d’acqua ad uso antincendio sospesi sopra gli edifici che hanno segnato e ancora segnano in modo caratteristico la skyline di New York e sono in generale tipici delle cittadine USA. Affascinante il soggetto, di grande impatto l’ambiente e anche la proposta espositiva di Colognese (rivista per l’occasione), realizzata con stampe di medio e grande formato e l’utilizzo di carte e tecniche particolari per aggiungere qualità materica ed ulteriore espressività all’immagine fotografica che diventa vero oggetto artistico.

Già presentato nell’aprile del 2014 a Verona in una prima versione, il lavoro è corredato da una interessante ed esaustiva pubblicazione. Con questo progetto Colognese è stato anche “premonitore” di una iniziativa chiamata Water Tank Project, organizzata dalla omonima fondazione. Iniziata nell’estate del 2014 essa prevede che i serbatoi ubicati nei cinque distretti della città siano avvolti da opere d’arte, realizzate da artisti celebri o emergenti, oltre che da studenti della scuola pubblica di New York. L’obbiettivo del progetto è di sensibilizzare tramite questa performance artistica distribuita sul territorio l’opinione pubblica mondiale ad un utilizzo consapevole della risorsa più preziosa del ventunesimo secolo: l’acqua.

 

La Metembiosi di Kusterle ancora per pochi giorni

Tra Cormons e Gradisca d’Isonzo, alla conclusione la mostra di Roberto Kusterle


 

Ancora per pochi giorni (fino al 1° giugno 2014) è visibile nelle due sedi di Cormons e Gradisca d’Isonzo la mostra I Segni della Metembiosi di Roberto Kusterle. Un lavoro che si basa sulla Fotografia come strumento di comunicazione ma che è a tutti gli effetti una operazione artistica.
Da tempo Kusterle ha scelto di utilizzare per le sue esigenze espressive quelle che sono le potenzialità del mezzo.
Così le straordinarie fusioni tra corpi pseudoumani fusi con animali e radici simboleggiano un desiderio di un universo che comprenda tutto… o di una singolarità complessa.
I neri profondi della stampa al carbone fanno emergere le mutazioni di Kusterle da un buio assoluto per dimostrare se stesse. Immagini realizzate con maestria e tecnica che ci fanno entrare in un universo attraente e inquietante nello stesso tempo.
Le grandi dimensioni dei numerosi pezzi obbligano a una visione da lontano, che privilegia l’insieme ma avvicinandosi di qualche passo si può godere del dettaglio e della tecnica che Kusterle ha sviluppato per la sua ricerca.
Occasione quindi da non lasciarsi scappare e tanto più se potrete avere la fortuna di trovare l’autore a raccontarvi il percorso compiuto per realizzare il suo lavoro.

Il Vajont di Andrea Bernardis

Vajont, l'Onda Lunga
La signora Oliva. Alle sue spalle la frana sul monte Toc

 

VAJONT, l’Onda Lunga

VISIONARIO – UDINE
Via Asquini, 32

dal 9 maggio al 1 giugno 2014
Orari delle proiezioni

 

 

Premetto che in questo caso sono di parte, ma credo che alcune cose vadano comunque dette in riferimento alla mostra Vajont, l’onda lunga di Andrea Bernardis, attualmente in programmazione al Visionario di Udine e aperta fino al 1° giugno 2014.
Aspetto ovviamente che qualcuno dica la sua su questo blog.
E’ proprio difficile di questi tempi trovare dei lavori fotografici organici su temi sociali e di attualità. Il reportage è morto, si sussurra da tempo tra i fotografi e gli addetti al settore, anche se poi la vocazione all’analisi della realtà è una cosa che un fotografo si porta dentro.  Soprattutto in Italia sono veramente poche le occasioni in cui la stampa ci dimostra capacità e voglia di analizzare i temi con il metro della Fotografia, come era abitudine fare negli anni sino al ‘980/’990.
Purtroppo tra scatti col cellulare e selfies ripresi nelle situazioni più disparate siamo subbissati dall’ovvio e dall’occasionale. Le immagini raccontano a mala pena se stesse.
Fa quindi molto piacere vedere lavori come questo, esposto al Visionario di Udine, dove l’autore dimostra che la Fotografia per lui è un modo decisivo di analizzare la vita, di prendere confidenza con delle situazioni che ritiene emblematiche e svilupparle attentamente, costruendo relazioni complesse con i protagonisti, relazioni che poi  trasforma in quelle immagini e definiscono il suo stile, la sua poetica, il suo rapporto con ciò che vede.

Tre anni sono stati necessari, di lavoro e di relazioni con i sopravvissuti/superstiti del Vajont, che si sono concretati in 53 fotografie (per gli esperti: metà digitali e metà analogiche) che svelano questo suo percorso empatico con i luoghi e le persone.

Meglio conoscere un po’ la storia del Vajont prima di vedere le fotografie di Andrea Bernardis. Meglio per poter godersi a pieno i contenuti e apprezzare poi questa sottile ipocrisia della fotografia dove la bellezza delle immagini fa da tramite a quella che è stata la tragedia del 9 ottobre 1963 e di quello che ne è poi seguito e da lui descritto.

Foto di persone (i sopravvissuti) foto di spazi e paesaggi che sono stati generati dal tempo dopo la tragedia. Un paese costruito dal nulla -Vajont- in un posto e in un modo improbabile per ospitare i sopravvissuti. I luoghi del disastro sono davanti a noi, ormai sopraffatti e ripensati da una natura mai ferma, mediati dalle figure di chi li ha sempre vissuti nel bene e nel male e non se ne è mai liberato: essi rimangono comunque i veri protagonisti.

Una mostra da vedere e da non dimenticare.

Paolo Sacco

Per visite guidate telefonare al 3355388598 o scrivere a [email protected]

Vedi le immagini nel sito dell’autore

La mostra, che si inserisce nel calendario della X° edizione di Vicino/Lontano ed è stata realizzata in collaborazione con Centro Arti Visive-Mediateca Mario Quargnolo, Cooperativa Guarnerio, Cineteca del Friuli. Resterà visitabile fino al 1° giugno negli orari della programmazione cinematografica.