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Franco Martelli Rossi e i suoi PASSAGGI

InvitoA
Passaggi
Dal Double-Face ai Traguardi
Vorrei essere cieco per vedere meglio.
Godere l’essenza di una visione scarna, privata di certezze. Proiezione di mute vedute in cui ascoltare il riecheggiare di presenze lontane che si sovrappongono alla spiritualità dell’essere e allo spessore dell’istante.
Vorrei comporre un affresco in cui i pensieri e i paesaggi si alternano come gli ambigui strati di una antica roccia.
Come lenti Passaggi all’interno di una prospettiva, nella quale ogni soggetto diventa vago e torbido e, in questa apparenza, trovare le forme di ciò che si plasma sull’ampia strada dell’oltre: “del Dopo, del Prima, del Mentre … dell’Io, del Tu, degli Altri.”

Double-Face prende vita dallo specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie e soprattutto dal desiderio di attraversarlo.
Lo specchio generato dalle superfici riflettenti, non diventa solo una soglia da oltrepassare per
sperimentare nuove visioni, ma un luogo dove vengono richiamate le sensazioni, i sentimenti e le storie della vita.
Il luogo fisico, modificato da riflessioni e rifrazioni ottiche, produce la creazione di un luogo mentale nel quale si rivela il dialogo con il mondo circostante e l’immedesimazione nello stesso, in una condivisione e compenetrazione completa e totale.
Gli scenari si compongono nel surreale, ma le immagini riflettenti, testimoniano la presenza nello spessore del luogo.
Double-Face è la ricerca della molteplicità dei percorsi: il percorso fisico dentro i luoghi reali e quello della luce che rimbalza ripetutamente da tutte le direzioni possibili, riproponendo ciò che sta dietro, di fianco e davanti per proiettarsi in una ambigua profondità, dove si forma il punctum visivo.
Ma è soprattutto un trasporto intimo affollato di pensieri contrastanti.
Cercare il caos per trovare l’ordine, la moltitudine per assaporare la solitudine, l’urlo per sentire il silenzio.
E’ lineare, sobrio e dritto, il passaggio dell’occhio attraverso i Traguardi.
Assomiglia al percorso visivo attraverso il cannocchiale panoramico, per approdare a una meta che spesso, però, si rivela un miraggio, un’illusione.
Ma, proprio in questa esplorazione, la mente trova paesaggi inediti e inesplorati: i margini, le soste, gli intervalli.
E là, dove l’indefinito regna, il confronto si arricchisce.
Lo sguardo si evolve e si consolida. Si fa denso di notizie e sentimenti.
E, anche se incatenato e fasciato dall’oscurità, sfrutta la minima, ma intrigante, luce per allargare la scoperta.
Attraversa ambigue trasparenze ma anche celate opacità.
Riesce, anche se a fatica, a passare. A trovare il traguardo.
Ora può vivere. Può vedere i suoni e le forme dell’esistenza, anche chiudendo gli occhi.

Claudia Degano a interAZIONI con i suoi angeli

DeganoInvitoALR[1]Angelo della terra …

Non sappiamo che forma prenda. Un giorno è un vecchio, un altro giorno una ragazzina. Ma non fatevi ingannare dalle apparenze: possono essere tenaci . Eppure combattono le nostre battaglie, e ci bisbigliano dal nostro cuore per ricordarci che siamo noi. È ognuno di noi che ha in mano il potere sui mondi che creiamo. Possiamo negare che gli angeli esistano. Convincerci che non possono essere reali. Ma loro si mostrano ugualmente… in posti strani… e in momenti strani. E parlano per bocca di uno qualunque persona che incontriamo a volte anche ci urlano se devono. Sfidandoci. Incitandoci a combattere.

Ho riconosciuto in te
una sofferenza antica
un’anima dilaniata come la mia
come la nostra come quella di chi
ama e piange di chi vuol mordere la vita

Ali spiegate e frementi
pronte a vibrare
ali tarpate ali bloccate
angeli trascinati verso terra
verso il fango

Angeli caduti
angeli perduti
angeli incarnati
dispensatori di luce e d’amore
angeli che sentono il dolore e soffrono.

Gli angeli devono fuggire dal male
che non possono combattere
il male li avvilisce.
e volano oltre- per volare insieme.

 

Claudia Degano nasce a Buenos Aires, si trasferisce in Italia diplomandosi all’ istituto statale d’arte di Udine. Inizia a fotografare nel ‘78 sviluppando il reportage sociale in bianco e nero per poi approdare, come artista, al lavoro “Scene per la fotografia “, realizzato con manichini, figore con sembianze umane, androgini approfondendo lo studio del corpo maschile e femminile, Approdando con tecniche diverse come la fotomeccanica, fotoscultura, l’installazione, elaborando una ricerca sul movimento, espressione emotiva e introspettiva dell’essere umano. Come professionista lavora nello stili lire, nella fotografia industriale. ritrattistica, servizi di allualità e sulla cultura fotografica come memoria visiva. Dal 1983 inizia ad esporre nelle maggiori gallerie italiane ed estere. Udine, Montecatini. Trieste. Spittal (Austria), Milano. Ferrara, Olanda.

 

Eugenio Novajra in: THE TEMPELHOF PROJECT

The Tempelhof Project

Eugenio Novajra
THE TEMPELHOF PROJECT

vernissage della mostra
venerdì 6 febbraio 2015 alle ore 18.00

presenta Antonio Giusa
l’Azienda agricola Alessandro Vicentini Orgnani offrirà un brindisi ai presenti

dal 6 al 28 febbraio 2015
Spazio espositivo InterAZIONI
Via della Rosta 46 – UDINE

aperto dal lunedì al venerdì
ore 9.00>12.30 / 15.00>19.00
sabato e domenica su appuntamento
(chiamare il n. 3334660950)

 

TEMPELHOF: IMMAGINI DA UN NUOVO PIANETA VERDE.
di Eugenio Novajra

Ho sempre avuto la passione per la lettura, non solo di libri, compagni preziosi di vita, ma anche di quotidiani e di magazine. La lettura “onnivora” da più fonti e lingue, mi ha di sicuro aiutato a comprendere e interpretare meglio l’evolvere di una società globale sempre più teatro di conflitti e tensioni.

Ed é proprio così che nella primavera del 2012, ho incontrato su un quotidiano italiano le vicende del vecchio aeroporto di Tempelhof a Berlino.

Io, che avevo vissuto in metropoli, soffocate dal cemento e sempre più povere di spazi verdi, come Milano, San Paolo…e che solo a San Francisco avevo trovato un giusto rapporto fra uomo e natura ( Frisco, molto attiva sul fronte “verde”, è stata significativa per la mia presa di coscienza giovanile sulle tematiche ambientali), leggendo la storia di Tempelhof così piena di presenza sociale attiva sulla salvaguardia del territorio, ne fui inevitabilmente rapito.

Ricordo che l’articolo raccontava di come i cittadini di Berlino avevano prima manifestato e poi anche occupato l’ex- aeroporto, ottenendo quindi dal comune della città la riconversione dell’area – 386 ettari di spazio verde – a parco pubblico.

Berlino, tra l’altro, mi ha sempre affascinato per la sua storia e per la sua atmosfera liberal. Tempelhof e la sua singolare stagione di libertà e anarchia furono immediatamente motivo di un nuovo viaggio di indagine fotografica.

Nella prima serie di fotografie, realizzata nell’autunno 2012, ho realizzato dei ritratti degli abitanti della città sullo sfondo surreale di una grande pista di atterraggio – la stessa usata durante il ponte aereo americano del ’48-49 , volevo infatti, cominciare un lavoro di documentazione antropologica-urbana e non solo di documentazione di un paesaggio occupato da vecchie strutture aeroportuali con le infiltrazioni dei nuovi e colorati orti urbani.

Oggi, posso dire che il lavoro su e a Tempelhof non è stato solo uno dei miei consueti progetti fotografici urbani e sociali che mi hanno si, sempre visto coinvolto, ma ha rappresentato ben di più: la riapertura di un respiro culturale personale. Lavorarvi infatti, mi ha permesso di riaprire il mio sguardo interiore/ esteriore su di un orizzonte aperto, anche mentale, un respiro verde, salutare.

Nel 2012, carico ed entusiasta di questa nuova esperienza, mostrai le prime immagini a Francesco Jodice, un artista italiano che stimo, ed insieme a lui ho elaborato il futuro progetto fotografico, che si è poi evoluto anche in forma multimediale.

Alle fotografie – ritratto ho affiancato un video con le interviste ai protagonisti di Tempelhof.

IL TEMPO DEI FOTOGRAFI

    Il tempo

IL TEMPO DEI FOTOGRAFI

27 settembre – 9 novembre 2014
Villa Manin – Esedra di Levante – Passariano, Ud


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Cinque progetti tematici interpretati da uno straordinario gruppo di fotografi 

del Friuli Venezia Giulia.
Balsamini, Brunello, Bulaj, Cecere, Criscuoli, Crivellari,
Culot, Da Pozzo, Frullani, Genuzio, Giacuzzo, Giraldi, Grundner, Indrigo,
Klun, Kusterle, Laureati, Mittica, Paviotti,
Perini, Rinaldi, Rupolo, Scabar, Sillani, Tedeschi, Tubaro.


Oltre 90 opere esposte per la prima volta insieme in un unico percorso.

Dal colore al bianconero, dagli scatti rubati in aree del mondo
quasi inaccessibili, seguendo le orme degli autori di reportage, all’immediatezza
della street-photography, dalla documentazione di un paesaggio naturale,
urban
o o industriale al ritratto d’autore fino all’incanto estetico della fotografia d’arte
o della staged-photography.

ORARIO MOSTRA

Da martedì a venerdì 15.00-19.00 / sabato e domenica 10.00-19.00
Fotine[1]
www.iltempodeifotografi.org
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Inaugurazione
27 settembre 2014 | ore 18.00 | Villa Manin 
Esedra di Levante Passariano, Udine 
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Eugenio Novajra – Saigon city telling

Libreria Einaudi
Via Vittorio Veneto 49
UDINE
Dal 23 aprile al 14 maggio 2014
Orario di apertura al pubblico:
martedì >
sabato 9.00 – 13.00 /15.00 – 18.00

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Se siete appassionati di Fotografia, se vi piacciono le stampe e le immagini realizzate con cura e attenzione sia in fase di ripresa che di finishing, se vi interessa entrare nella capacità descrittiva e di trasmissione di contenuti ed emozioni di un lavoro fotografico riuscito, val la pena visitare questa mostra.
Il lavoro realizzato da Eugenio Novaira è quello di un turista privilegiato (senza nessuna accezione diminutiva det termine!); di un fotografo professionista che, attratto ormai da troppo tempo dalla mitologia di un luogo a lungo sognato e desiderato, decide di andarci ” …. prima che non ne valga più la pena …” e di impegnarsi a descriverlo con i suoi strumenti tecnici e culturali: ovvero con la capacità e il taglio di un professionista che ama i formati medio-grandi e la loro filosofia di ripresa -anche se scatta talora con una 35mm- e lavora con la pulizia e l’attenzione conseguente, anche nelle situazioni che potrebbe essere meno adatte; ovvero con la voglia di affrontare e leggere la situazione mettendo in campo anche strumenti culturali più complessi che lo guidano nelle scelte e che sono espressi nelle didascalie a corredo delle immagini. Il risultato è efficace e accattivante.
Nel confidenziale e accogliente spazio della libreria le fotografie assumono ulteriore leggerezza anche grazie all’allestimento che le presenta quasi levitanti e immanenti in un’atmosfera confidenziale che non può che favorirne la fruizione, anche nella inevitabile imperfezione dell’illuminazione.
Il percorso delle immagini si snoda tra una città in dinamica e pittoresca evoluzione e una natura vissuta dall’uomo mostrando lo sguardo di un viaggiatore privilegiato che mette insieme i frammenti della sua visione grazie anche ad un importante “compagno di viaggio” come lo spirito ispiratore di Tiziano Terzani.
Complimenti Eugenio

Paolo Sacco

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Comunicato stampa di presentazione alla mostra

Eugenio Novajra / Saigon city telling
VIETNAM PER IMMAGINI

Apre alla Libreria Einaudi di Udine, la mostra fotografica Saigon city telling tratta di un poliedrico percorso per immagini, a partire da una rivisitazione evocativa del tormentato periodo della liberazione della città di Sài Gòn, ispirandosi al libro “Giai Phong!” La liberazione di Saigon di Tiziano Terzani, uno dei pochissimi giornalisti occidentali testimoni dell’evento storico, da cui sono tratte le didascalie che accompagnano le fotografie.
Le immagini esposte presentano anche la contemporaneità di un paesaggio urbano decisamente moderno. La città che alla fine della guerra civile fu intitolata al leader politico comunista Ho Chi Minh, con il suo traffico caotico e frenetico rivela il contrasto stridente fra una crescita economica esplosiva e accelerata e un passato ancora presente, ben stratificato e visibile accanto ai quartieri del lusso e ai grattacieli. La mostra offre, infine, anche uno scorcio sulla rigogliosa e sorprendente natura dell’isola di Phú Quốc, al largo della costa meridionale del Vietnam, presentandone i paesaggi marini.
“In Vietnam oggi”, dice il fotografo professioniste viaggiatore Eugenio Novajra, “si può compiere un viaggio intenso non solo sotto il profilo antropologico, storico e sociale, ma anche sotto quello naturalistico, alla scoperta della sua natura incontaminata e sorprendente che mi ha particolarmente colpito. Nonostante lo sviluppo economico ispirato al modello cinese si incontrano, più facilmente lontano dalle metropoli, le radici della cultura vietnamita, basate sulla morale confuciana e buddista .
Anche per questo motivo ho scelto di accompagnare le mie immagini con citazioni di Tiziano Terzani e con dei Cao Dao vietnamiti, una forma poetica popolare spontanea trasmessa oralmente”.

La mostra resterà aperta sino al 14 maggio e sarà visitabile negli orari di apertura della libreria Einaudi in concomitanza con Il Far East Film Festival .

Bio
Eugenio Novajra, fotografo freelance vive tra il Friuli Venezia Giulia e Berlino. Nel 1987 ha aperto il suo primo studio fotografico, da allora ha lavorato soprattutto nei settori dell’editoria, corporate e reportage. Si è formato presso l’Academy of Art College di San Francisco, allo IED di Milano e ha frequentato il DAMS di Bologna. Dopo l’apprendistato al Superstudio di Milano e vari studi fotografici, ha partecipato a diversi workshop con esponenti di rilievo della fotografia internazionale. Da sempre in viaggio ha elaborato la sua meta-fotografia tra l’Europa e le Americhe, dal 2007 realizza progetti personali con tematiche che riguardano il sociale, l’ambiente e l’antropologia urbana metropolitana . Attualmente il suo lavoro è stato pubblicato e viene esposto anche all’estero.

Giordano Floreancig

STRAvolti di Natalia Bondarenko

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Inaugurazione giovedì 27 marzo ore 18
presso lo spazio espositivo interAZIONI
via della Rosta 46 – UDINE

dal 27 marzo al 18 aprile 2014

orari di apertura:
lunedì-venerdì
09:00>12.30
15:00>19:00
sabato 15:30>19:30
per informazioni tel.3381192988

La mostra fotografica STRAvolti non è soltanto un progetto fotografico. È un progetto a ‘lunga scadenza’, una ‘conservazione’ dei sentimenti, emozioni, pensieri nascosti che travolgono i nostri volti; volti che non riusciranno mai a nascondere il vissuto, compreso la gioia o il dolore, la rabbia o lo stupore.
Natalia Bondarenko, anzitutto artista e poi fotografa e poeta. Il suo racconto parte dalla regione dove vive (Friuli-Venezia-Giulia), dell’ ambiente artistico che conosce, magari proprio per sfatare il mito dell’artista misterioso e irraggiungibile, con il basco e il pennello in mano davanti al cavalletto con un quadro da finire. Fotografa gli artisti fuori dai loro studi e nelle situazioni della quotidianità esistenziale. È sorprendente il lato ironico che traspare dalla maggior parte degli scatti, già rilevato in molte poesie di Natalia.
Il 27 marzo alle ore 18.00 durante l’inaugurazione verrà inoltre presentato il suo libro di poesie “Profanerie private” edito da Guarnerio Editore.