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Silvio Maria Buiatti. Fotografo (RELOADED ….)

Buiatti - Filipponi
Il Pittore Filipponi, 1929
Fototeca Civici Musei Udine

GALLERIA TINA MODOTTI
VIA PAOLO SARPI (EX MERCATO DEL PESCE)
UDINE
Orario di apertura al pubblico:
venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 18
VISITABI
LE FINO AL 30 MARZO 2014

Per chi è friulano, ha qualche annetto sulle spalle o una passione non occasionale sulla fotografia, una mostra su Silvio Maria Buiatti ….. era ora che venisse riproposta! Si penserebbe …. Come mai nessuno se ne ricorda negli anniversari?

E quindi eccola! Dopo 41 anni e quasi due mesi dalla sua morte e 24 anni e qualche mese dalla ultima mostra realizzata dal Circolo Fotografico Friulano  in piazza Diacono 7 ove si trovava allora la GAMUD, finalmente presso la Galleria Tina Modotti (che personalmente amo più considerare l’ex Mercato del Pesce) un’occasione da non mancare, sforzandoci anche un po’ sui miseri orari e giornate in cui è aperta.

Ma facciamo un passo in dietro: chi era Silvio Maria Buiatti? Un fotografo udinese direte ….NO. Era ed è molto di più. Tralascio i dati meramente bibliografici e critici per dare risalto a delle questioni più legate a contenuti generali.
Ci sono due ragioni per cui Silvio Maria Bujatti va ricordato in modo speciale.
La prima è la sua dedizione ad un tipo particolare di fotografia che pochi corregionali hanno saputo far diventare fino in fondo la loro “cifra”, la loro poetica, ovvero il pittorialismo. Buiatti vive infatti in un’atmosfera di amici artisti, pittori e scultori che certamente influenzano il suo atteggiamento verso la Fotografia. Nel suo periodo di formazione il pittorialismo è un movimento in voga da tempo -non si può dire d’avanguardia- che ha comunque dei suoi estimatori. Ma Buiatti lo fa diventare qualcosa di più, lo trasforma in una sua poetica che -in un mondo tra le due guerre dove la friulanità viene rappresentata spesso in modo oleografico- si distacca da qualsiasi convenzionalità. O forse rimane conosciuto come quel fotografo-pittore cui la borghesia friulana ancora non emancipata si rivolge per vedersi rappresentata in forma artistica. Ma è forse meglio individuarlo effettivamente come “mago del flou” come propone Italo Zannier nel saggio realizzato in occasione della mostra del 1989 presso la GAMUD.

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Nudo con autografo, anni Venti
Collezione privata

D’altra parte Silvio Maria Buiatti, passato il percorso giovanile della formazione diventa un udinese vero. Ben conosciuto da tutti e frequentato da chi vuole un proprio ritratto interpretato come solo lui sa fare o intende acquistare una delle sue rappresentazioni fotografiche pittoriche, simboliche e sognanti del paesaggio, del territorio e di luoghi anonimi ma esattamente friulani.
Buiatti è fotografo di tutti: in moltissime famiglie sono rimaste le sue fotografie, incollate quasi sempre sui tipici fondi composti di uno o più strati di cartoncino spezzato a mano; alcuni reparti dell’ospedale di Udine erano abbelliti da una ricca galleria delle sue fotografie (attualmente disperse …) e in molti locali pubblici rimangono le sue immagini assieme al ricordo di una personalità particolare e a numerosi aneddoti sul suo conto che vanno ormai stemperandosi.

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Ritratto di Emilio Giacobbi, anni 9Settanta
Collezione privata

Entriamo ora nel vivo della mostra allestita all’ex Mercato del Pesce.
Le immagini esposte non sono originali ma stampe attuali realizzate da files digitali. Le lastre di Silvio Maria Buiatti -donate dal figlio Tito Maniacco al Comune di Udine- sono state digitalizzate e trattate dal personale dei Civici Musei, operazione che dovrebbe essere prassi abituale e non suscitare una mostra. Il risultato è un paesaggio/ritratto attualizzato in cui non è chiaro se l’effetto sfocato pare più un errore che una scelta del fotografo. Alla sensibilità e alla cultura di chi vede riuscire a interpretare qualcosa. Il senso dell’operazione non risulta chiarito a sufficienza e non affrontabile dall’utente comune.
Domanda: dato che i Civici Musei posseggono una buona quantità di originali nei cassetti (i tesori nascosti dei Civici Musei di cui si parla) non era il caso di tirarli fuori per l’occasione? se non altro per fare una di quelle operazione di divulgazione culturale di cui si sente certamente la mancanza? O di usare delle riproduzioni a regola d’arte come quelle presenti nel Museo Friulano della Fotografia?
La digitalizzazione di 360 lastre è una operazione senz’altro encomiabile, tale da meritare indubbiamente l’attenzione degli studiosi. Un po’ troppo per far diventare il tutto una mostra.
Qui permettetemi di divagare un po’…. se parliamo di Buiatti il negativo NON E’ matrice dell’opera ma uno degli strumenti, inutile senza il resto. L’opera stessa è la matrice, scientemente scattata, sviluppata, trattata e incollata sui famosi cartoncini che caratterizzano il lavoro di Buiatti.

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La pieve di Cesclans – Collezione privata

Indispensabile quindi vedere gli originali come matrice e usare i negativi come strumento di ricerca (dove saranno gli originali a stampa? non sarà il caso di effettuare qualche ricerca? che tecnica usava per arrivare ai risultati?).
A parte l’entusiasmo un po’ troppo naïf di qualche giornalista che ha presentato sulla stampa la mostra, credo che sia necessario aver molta più attenzione verso chi guarda e fornirgli almeno gli strumenti minimi per capire, oltre i due pannelli di introduzione generale ripresi da testi e contenuti conosciuti (e comunque … attenzione agli scherzi del correttore ortografico …).

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Lago di Cavazzo – Collezione privata

 In definitiva una occasione mancata, come mancato è stato il 40° anniversario. Merita ben di più Silvio Maria Buiatti, caposaldo e figura eccezionale della fotografia friulana e -ad ancora non troppi anni dalla sua morte- diventa ormai indispensabile recuperare quanto ha prodotto e che è disperso nelle case dei privati o inscatolato presso qualche ufficio pubblico e cercare di fissare soprattutto quei ricordi ancora vivi nei racconti di chi lo ha conosciuto, che ce lo riportano come un uomo particolare con una vita sociale ricca ma anche problematica.

Un fotografo, un uomo che meriterebbe ben più attenzione. Cercheremo di rimediare.

Forse il compito delle istituzioni museali è diverso, ma credo sia meglio evitare il “passo del gambero” e magari servirsi di competenze e conoscenze esistenti  ed evitare di ripercorrere con fatica percorsi già realizzati.

E voi cosa ne pensate?

Paolo Sacco

* Tutte le fotografie sono tratte da originali appartenenti a collezione privata, ove non direttamente indicato
© interAZIONI Udine – 2014